Le competenze emotive che servono ai bambini per adattarsi a un mondo che cambia di continuo

Le competenze emotive che servono ai bambini per adattarsi a un mondo che cambia di continuo

Nel loro percorso di crescita, i bambini devono raggiungere e superare numerose tappe di sviluppo. Devono imparare a camminare per potersi muovere in autonomia, 

devono imparare il linguaggio per poter comunicare con le persone significative del loro mondo e devono imparare a conoscere se stessi partendo dal riconoscimento delle loro emozioni. 

Se nei primi due casi i processi che guidano lo sviluppo sono abbastanza intuibili, imparare prima a conoscere le proprie emozioni e poi a gestirle può essere un compito complesso da affrontare. Imparare a riconoscere le proprie emozioni e a gestirle è un compito cruciale per i bambini, così come lo è per gli adulti insegnare loro come fare. 

Imparare a conoscere le proprie emozioni e, in un secondo momento, imparare a organizzarle e gestirle con il pensiero è il primo passo verso la conquista dell’autonomia emotiva in età adulta.

I bambini oggi sono chiamati a confrontarsi con un mondo estremamente complesso e ricco che riserva loro grandi opportunità ma può anche spaventare e disorientare. I contesti di vita odierni sono complessi, ricchi di stimoli, di opportunità ma anche di difficoltà e imparare a gestire questa complessità diventa necessario. 

Il mondo è in continuo cambiamento secondo traiettorie che non possiamo prevedere. Questo vale per noi ma vale ancora di più per i bambini: a loro oggi  è chiesta una continua capacità di adattamento al nuovo e diventa necessario sapersi adeguare a cambiamenti costanti senza che questo richieda loro uno sforzo estremo, nell’immediato e ancora di più in futuro.

Occorre quindi insegnare ai bambini a sviluppare delle competenze che li aiutino a gestire un mondo in costante il cambiamento, abilità specifiche – flessibilità e capacità di adattamento - che si costruiscono nel tempo e che i genitori possono favorire, necessarie per affrontare il futuro con fiducia e sufficiente serenità. 

Quali sono le competenze emotive che i bambini devono sviluppare per diventare adulti competenti in un mondo in continuo mutamento? 

 

Imparare a focalizzarsi e ad autoregolarsi 

i bambini hanno bisogno di questa abilità per raggiungere i loro obiettivi, soprattutto in un mondo che è pieno di distrazioni e sovraccarico di informazioni. È la capacità di prestare attenzione, di ricordare le regole, di pensare in modo flessibile e di saper esercitare l’autocontrollo. 

Non è mai troppo presto per aiutare il bambino a sviluppare questa abilità: fin da piccoli, è bene aiutare i bambini a capire come riescono meglio a concentrarsi, cosa invece impedisce loro di farlo o li espone a maggiori distrazioni. 

Leggere favole e racconti insieme ai bambini li aiuta a sviluppare la capacità di concentrazione, mentre coinvolgerli in una narrazione li aiuta a focalizzare l’attenzione e a mantenerla in modo continuativo. 

Se il bambino riesce a dirigere e controllare la sua attenzione, può decidere di focalizzarla su un

compito da affrontare: se riesce a farlo, capirà che riesce a impiegare meno tempo e a ottenere benefici maggiori dal suo impegno. 

 

Comprendere la prospettiva dell’altro

Comprendere la prospettiva dell’altro va oltre l’empatia e significa abituarsi a pensare a cosa pensano e cosa provano gli altri. Imparare a farlo in modo corretto è necessario al bambino per riuscire a comprendere le intenzioni dei genitori, degli insegnanti e degli amici. 

Essere capaci di interpretare le intenzioni e le motivazioni altrui consolida le relazioni interpersonali. Inoltre, i bambini che riescono a comprendere il punto di vista degli altri  probabilmente saranno meno portati a creare conflitti e avranno più capacità di socializzare. 

Per aiutare i bambini a sviluppare questa competenza è necessario che gli adulti siano estremamente coerenti nei loro comportamenti: devono essere i primi a essere interessati alle intenzioni e alle motivazioni dei bambini e quindi devono essere disponibili a un ascolto attento e costante. I bambini che si sentono ascoltati e capiti diventano più bravi ad ascoltare e a capire gli altri. 

Un metodo per aiutarli a capire l’importanza dei propri punti di vista e di quelli altrui è cercare di mettersi prima nei loro panni , per poi verbalizzare anche i vostri pensieri e le vostre emozioni rispetto alla  stessa situazione. In questo modo il bambino si abituerà a considerare negli altri anche quelle informazioni che non sono direttamente visibili ma presenti, a pensare che oltre al suo punto di vista ne esistono altri che possono portare le persone ad agire in maniera diversa, e non per questo sbagliata.  

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Imparare a comunicare in maniera efficace

Comunicare è molto più che comprendere il linguaggio, leggere, scrivere o saper usare il computer.

Comunicare significa: 

  • essere capaci di esprimere in maniera sufficientemente chiara ciò che si pensa e come ci si sente
  • capire cosa un'altra persona vuole comunicare davvero mentre ci parla
  • visualizzare come gli altri capiscono ciò che noi diciamo e come interpretano le nostre parole.

 In un mondo ipercomuicativo, sembra che la comunicazione sia la competenza meno sviluppata. Il terreno per far fiorire e sviluppare questa competenza è il rapporto genitore-bambino: non c’è bisogno di comprare giochi o programmi per il computer costosi, basta creare un ambiente a casa in cui le parole, la lettura, l’ascolto sono importanti e vengono valorizzati. 

Durante la settimana, si può trovare il momento da dedicare alla lettura di un articolo di giornale che reputiamo interessante, raccontare qualche episodio significativo della propria giornata e si può ascoltare con attenzione episodi della vita di vostro figlio, si può giocare a mimare un film o altri personaggi celebri.  La quotidianità offre molte occasioni per esercitarsi con i bambini nel gioco della comunicazione. 

Ogni abilità si acquisisce e perfeziona attraverso la ripetizione e l’esercizio: allo stesso modo, anche la comunicazione si sviluppa comunicando. 

 

Saper fare collegamenti

Creare collegamenti è il cuore dell’apprendimento. Capire cosa c’è di uguale e cosa c’è di diverso in qualcosa permette di fare confronti efficaci e crea le basi per la capacità di classificare sulla quale si basa gran parte del nostro sistema scolastico e lavorativo. 

Trovare collegamenti inusuali è anche il cuore della creatività. Oggi chi riesce a vedere i collegamenti fra gli argomenti disponibili in rete riesce ad andare oltre l’informazione e a usare le informazioni in modo efficace. Per promuovere questa abilità il primo passo è dare l’opportunità al bambino di trovare e vedere collegamenti in modo divertente e giocoso. 

Si può proporre al bambino di trovare analogie o diversità fra situazioni diverse, invitarlo ad applicare ad ambiti diversi un’informazione che egli possiede e per farlo si può ricorrere a giochi o ai personaggi delle storie che lui conosce, per esempio: cosa hanno in comune i personaggi del cartone animati Pets? In che cosa gli animali di Pets si comportano come il tuo gatto? Quando fanno cose diverse da ciò che fa abitualmente il tuo gatto?

 

Coltivare il pensiero critico

 Il pensiero critico è la ricerca continua di una conoscenza valida e affidabile che guidi le decisioni e le azioni del bambino.

Durante una ricerca di informazioni in rete, il problema non è trovare le informazioni, ma filtrarle. Per sviluppare il pensiero critico bisogna promuovere la curiosità del bambino proponendogli cose diverse da fare, invitandolo ad applicare le informazioni che conosce anche ad ambiti diversi a quelli lui abituali (per  esempio, come sarebbe questo gioco se invece della regola x ci fosse la regola y?), infine raccontando fatti inusuali. 

Un altro modo può essere la lettura di un articolo di giornale seguita da un piccolo scambio di idee con gli adulti in famiglia.  Questo lo aiuta anche a migliorare la propria disponibilità al nuovo e alla flessibilità del pensiero che deriva dal confronto con il pensiero degli altri.

 

Affrontare le sfide

La vita è piena di stress e di sfide sia per gli adulti sia per i bambini. I bambini che riescono ad accettare le sfide invece di evitarle, riescono meglio nelle attività che devono svolgere, la scuola, l’attività sportiva o altro ancora.

Incoraggiare i bambini a provare cose nuove, a sperimentarsi in contesti diversi, li aiuta ad aumentare la capacità di affrontare le sfide. Un compito nuovo può spaventare e la reazione naturale del bambino può essere quella di evitare la situazione critica, atteggiamento che rischia però di rafforzare la paura e quindi l’idea di non essere all’altezza. 

Cimentarsi con nuovi compiti e sfide significa abituarsi a pensare: “Quali strumenti ho a disposizione per affrontare questa situazione e come posso provare a risolvere questo problema?” 

Pensare non sono capace o non sono bravo abbastanza significa porsi di fronte alle sfide in modo passivo, come se il successo fosse legato alla presenza di doti innate. Invece, pensare “posso trovare il modo di risolvere quel problema” rinforza l’autoefficacia del bambino con una ricaduta positiva in termini di autostima. 

È importante che in questo frangente gli adulti lodino l’impegno del bambino nel trovare soluzioni o nel fronteggiare la sfida. In questa fase educativa è meno rilevante porre l’accento sul risultato o sul successo: l’enfasi va posta sull’atteggiamento proattivo, non necessariamente sul risultato. 

 

Sviluppare l’apprendimento attivo

Apprendendo riusciamo a realizzare il nostro potenziale: l’obiettivo è far si che il bambino non diventi un soggetto passivo, ricettivo delle informazioni, ma che vada da solo in modo attivo a prendere le informazioni di cui ha bisogno. Questo significa imparare a orientarsi fra le informazioni e a valutarne la rilevanza in funzione di ogni obiettivo: scegliere le informazioni rilevanti per quello scopo e tralasciare quelle che potranno servire in futuro, per un altro obiettivo. 

 

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