
A tutti è capitato di chiedersi quale direzione avrebbe preso la vita se si fossero fatte scelte diverse nel passato; forse le cose sarebbero andate meglio e ci si sarebbe risparmiati fastidi o dispiaceri. Al contrario, può accadere di pensare con un sospiro di sollievo che fare la scelta giusta in passato ci ha messo al riparo dal rischio di doverne subire le spiacevoli conseguenze.
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Questo tipo di pensiero ipotetico riferito alle scelte compiute nel passato è definito controfattuale, che significa letteralmente “contrario ai fatti” e indica quei ragionamenti che si basano su questo enunciato di base: se fosse accaduto A, allora si sarebbe verificato B.
La nostra mente usa spesso ragionamenti di questo tipo: se non mi fossi fermato a salutare l’amico sarei arrivato in tempo in ufficio, se non mi fossi trasferito a Trieste non avrei mai scoperto la mia passione per il mare. Si tratta di rappresentazioni di scelte alternative possibili che si sarebbero potute fare nel passato. Questo tipo di inferenze possono produrre effetti vantaggiosi ma anche conseguenze negative.
Il pensiero controfattuale è alla base di numerosi stati d’animo che viviamo: il rimpianto, il senso di gratitudine, il senso di colpa. Immaginarsi cosa sarebbe accaduto nella propria vita se si fossero compiute scelte diverse ha un grande fascino, e non a caso numerosi film si sono ispirati a questo tema, dalla saga di Ritorno al Futuro a La vita è meravigliosa del 1947 fino a Sliding Doors. Allo stesso modo, anche la psicologia si è ampiamente occupata di questo tipo di pensiero.
Più rilevante e significativo per la nostra vita è l’evento a cui si pensa, maggiore sarà l’intensità delle supposizioni che si faranno: come sarebbe stata la mia vita se avessi accettato quel lavoro lontano da casa anziché decidere di rimanere dove le cose mi erano più familiari? Cosa sarebbe accaduto se avessi sposato quella persona che ho lasciato perché pensavo non fosse adatta a me? Cosa sarebbe accaduto se avessi prestato maggiore attenzione prima di avere quell’incidente?
Assistiamo abitualmente a forme di pensiero controfattuale nei mezzi di comunicazione. In concomitanza di eventi gravi e luttuosi, i notiziari riportano le interviste a chi fa ipotesi su come si sarebbero potute gestire le cose diversamente. Fare questo tipo di ipotesi e valutazioni a posteriori può servire ad apprendere dagli errori del passato, per farci trovare più pronti qualora un evento analogo si verificasse di nuovo.
Spesso è l’immaginazione unita alla curiosità, grazie alle quali ipotizziamo risultati diversi, a sollecitare il pensiero controfattuale.
Esistono due tipi di pensiero controfattuale:
Ci sono situazioni specifiche che elicitano il pensiero di tipo controfattuale con maggiore facilità:
Ci sono ragioni specifiche per cui sia il rammarico per un risultato mancato, sia la sorpresa per esiti inattesi sollecitano la mente a fare delle ipotesi su cosa si poteva fare di diverso. In tutte queste circostanze il pensiero controfattuale fornisce indicazioni su come sarebbe meglio agire nelle stesse situazioni in futuro, per evitare gli esiti non soddisfacenti. O, al contrario, cosa sarebbe bene fare di nuovo per ottenere gli stessi vantaggi avuti in passato.
Quando ci si sente a disagio in una situazione, quella sensazione di malessere ci dice di essere più attenti e vigili poiché si tratta di una circostanza da cui dipende il nostro benessere. Il pensiero controfattuale suggerisce soluzioni diverse da quelle applicate e prepara a fronteggiare meglio la stessa situazione nel caso si verifichi di nuovo. Per esempio, pensare “se solo avessi studiato di più per l’esame” dopo non aver superato una prova, aiuta la persona a cercare una maggiore concentrazione per studiare e per superare l’esame nella prova successiva.
Anche pensare a cosa per poco ci ha impedito di ottenere un risultato ci aiuta ad affinare la nostra azione futura: in questo caso un piccolo cambiamento nel nostro comportamento potrà garantire un risultato migliore. E proprio perché lo sforzo legato a quel cambiamento è minimo, occorre tenere presente l’errore che “per un soffio” ci ha portato a fallire.
Infine, esiti inaspettati ci inducono a riflettere sulle nostre azioni: sono indici del fatto che le previsioni che avevamo fatto sugli esiti di quell’evento non erano precise o abbastanza accurate.
Il pensiero controfattuale ci aiuta a incrementare il controllo che pensiamo e speriamo di avere sugli eventi. Quando una persona pensa che un risultato sarà più probabile nella misura in cui agirà in un certo modo, allora gli eventi sembreranno più sotto controllo e desteranno minore preoccupazione e ansia.
È ampiamente dimostrato che il senso di controllo sugli eventi si correla positivamente a un miglior stato di benessere psico fisico perché la quota di azioni favorevoli a esiti positivi è sotto controllo e non solo determinata dal caso.
Il pensiero controfattuale sostiene la nostra motivazione a compiere scelte migliori, più in linea con le nostre aspettative e i nostri desideri. Ripensare al passato ci aiuta a trovare soluzioni più efficaci per il presente e il futuro. Questo tipo di pensiero può essere un utile strumento di crescita e di miglioramento, ma solo a condizione che non ci tenga incollati al ricordo o al rimpianto del passato, dove le cose accadute sono destinate a rimanere tali. Usare il pensiero controfattuale come metodo previsionale per correggere le azioni future ci sostiene nel continuo processo di crescita personale.
Un frangente della vita in cui a tutti è capitato almeno una volta di fare delle congetture è la rottura sentimentale: il pensiero controfattuale diventa un’àncora per immaginare cosa si sarebbe potuto fare di diverso per evitare la rottura o l’abbandono. Mai come di fronte a una rottura ci troviamo a chiederci se le cose sarebbero potute andare diversamente se avessimo fatto qualcosa di diverso nel passato, se fossimo stati più presenti, se avessimo ascoltato segnali di insoddisfazione del partner, se avessimo agito in modo più attento ai bisogni dell’altro.
Non tutte le rotture hanno lo stesso peso a livello emotivo: è più probabile che si attivi il pensiero del “se solo…” nel caso in cui la relazione prometteva di diventare qualcosa di importante, meno nel caso di una relazione sulla quale non si erano creati investimenti o aspettative.
Per capire meglio cosa accade alla nostra mente quando iniziamo a pensare “se solo avessi…” dopo una rottura sentimentale, partiamo con una domanda: “Se tu vincessi un medaglia alle Olimpiadi, saresti più contento che fosse d’argento o di bronzo?”
Nel 1995, grazie a una nota ricerca - “Emozioni ed aspettative negli atleti olimpici” - il Dottor Medvec e il suo gruppo di ricercatori della Cornell Uniuversity USA, evidenziò come il vincitore della medaglia di bronzo è tendenzialmente più soddisfatto del proprio risultato rispetto al vincitore della medaglia d’argento.
Come si spiega questo risultato apparentemente contraddittorio? Il motivo è che il vincitore della medaglia d’argento fa speculazioni verso l’alto: ipotizza cosa avrebbe potuto fare di meglio, in un ragionamento del tipo “se solo avessi… Allora avrei vinto la medaglia d’oro”. In questo senso, l’atleta vede la propria medaglia di argento come una perdita o una sconfitta rispetto a una situazione in cui le cose sarebbero potute andare meglio. L’esito del pensiero “se solo” verso l’alto sarà legato al sentimento di perdita e di rimpianto.
Viceversa, il vincitore della medaglia di bronzo si troverà a ragionare in termini di “se solo” ma verso il basso: “se avessi fatto… avrei rischiato di non vincere nessuna medaglia”. Rispetto alla possibilità di non vincere nessuna medaglia, vincerne una di bronzo è certamente un’opzione migliore e i sentimenti associati a questa vittoria saranno positivi, di soddisfazione e di sollievo.
Proviamo ora ad applicare questo tipo di analisi alla situazione in cui occorre affrontare una rottura sentimentale.
Per esempio, di fronte all'affermazione “se mi fossi comportato diversamente forse avrei protratto la durata della relazione”, prova a pensare “quella relazione era probabilmente destinata a finire o non a rendermi felice; ostinandomi avrei rischiato di sprecare numerosi anni della mia vita”.
In questo caso, modificare il tipo di ragionamento aiuta ad avere una risposta emotiva positiva: senso di sollievo e di gratitudine prendono il posto dello sconforto e del senso di perdita.
Ad esempio: “Se fossi rimasto in relazione con quella persona non avrei avuto la possibilità di vivere un’altra relazione più sana e più gratificante per me”.
Prova a domandarti perché una persona che fino a quel momento non ha soddisfatto le tue esigenze emotive e affettive, dovrebbe riuscire a farlo nel futuro diventando affettuosa e premurosa. Quando si vive una relazione insoddisfacente, spesso non si percepisce il senso di perdita fino a quando la rottura diventa effettiva. Solo allora appare sulla scena il rimpianto di non avere ottenuto quell’amore (la medaglia d’oro), mentre nelle settimane che precedevano le decisioni non pensavi che ci fosse nessuna medaglia da vincere, anzi quella stessa relazione ti pesava.
Quando la rottura diventa effettiva, la mente percepisce un immediato senso di perdita e pensa di avere perso una grande opportunità: prova a pensare che non hai perso ma hai semplicemente fatto una scelta per il tuo futuro.
Spesso dimentichi che la tua mente è indotta credere che ci fosse una medaglia d’oro e che l’hai persa, ma nella realtà spesso quella medaglia non c’era. A volte può aiutare ricordare che non puoi tornare al passato per modificarlo. Quello che puoi fare è rimanere aderente al momento presente e decidere cosa fare ora di ciò che sei e delle possibilità che hai in questo preciso momento della tua vita.

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