L’ansia nei bambini: cos’è e come si manifesta

L’ansia nei bambini: cos’è e come si manifesta

Il termine ansia è usato oggi in molte accezioni: in psicologia, l’ansia è la risposta emotiva e comportamentale che

una persona dà alle situazioni e agli stimoli che percepisce come pericolosi, a prescindere dal fatto che essi effettivamente lo siano.

 

Ci sono quattro componenti fondamentali nelle reazioni di ansia

  • una risposta emotiva: come mi sento, cosa provo (paura, preoccupazione, panico)
  • una risposta fisiologica: cosa sente il mio corpo (tachicardia, respiro affannoso, dolore al petto)
  • una risposta cognitiva: cosa penso che mi stia accadendo (non ce la posso fare, sono inadeguato, non valgo abbastanza)
  • una risposta comportamentale: cosa faccio (esco solo se sono accompagnato, evito le situazioni che mi creano ansia).

Tutte queste componenti sono coinvolte quando l’adulto, così come il bambino, vive una situazione che gli genera ansia. 

 

Soffermiamoci su cosa accade nei bambini

L’emozione è la componente che più frequentemente è associata all’ansia e il termine paura  - un’emozione molto intensa – è spesso utilizzata come sinonimo di ansia. 

L’ansia può attivare molte risposte emotive: un bambino che soffre di ansia tende spesso a essere arrabbiato, innervosito e irritabile. Inoltre, l’ansia impedisce al bambino di sperimentare emozioni piacevoli o positive come la gioia, l’entusiasmo e la spensieratezza. 

 

L’impatto dell’ansia sulla qualità di vita del bambino è quindi estremamente forte e limitante. A causa dell’ansia, il bambino non riesce a vivere tutte le emozioni positive necessarie per incoraggiarlo a proseguire il suo percorso di crescita verso autonomie sempre maggiori. 

L’ansia purtroppo ostacola e frena la conquista delle autonomie in un bambino: se ho paura, non faccio esperienza delle cose che mi fanno paura. Se mi fa paura la scuola, vivrò male e farò una cattiva esperienza della scuola. Se ho paura delle relazioni sociali, evito i contatti con i miei coetanei e quindi non socializzo né gioco con loro.

È facilmente intuibile come questo abbia una forte ricaduta sulle autonomie del bambino e sulla possibilità di sperimentare momenti importanti della sua vita: è un circolo vizioso che se non interrotto tende ad autoalimentarsi.

 

Occorre tuttavia tenere presente che alcune manifestazioni tipiche dell’ansia nei bambini sono normali durante la crescita.

Si tratta delle paure che il bambino fisiologicamente vive nel corso del suo sviluppo e che fanno parte di un normale processo di crescita. È assolutamente normale per un bambino attraversare fasi in cui teme il buio, l’allontanamento dei genitori, i ladri che possono far incursione di notte in casa. Queste paure sono fisiologiche e cessano in modo naturale con la crescita. 

L’ansia provoca nel bambino reazioni fisiologiche che possono essere molto intense. 

Alcuni esempi di reazioni fisiologiche molto intense sono: 

  • rapido incremento del battito cardiaco
  • tensione muscolare
  • respiro affannato 
  • palpitazioni 
  • sudorazione 
  • vertigini 
  • mal di stomaco o mal di testa
  • mancanza di sonno.

 

Un altro effetto che l’ansia ha nel bambino è quello di condizionare i suoi schemi di pensiero, cioè i modi in cui interpreta quello che gli sta accadendo.

Questo riguarda la componente cognitiva dell’ansiaI bambini che vivono stati di ansia prolungati strutturano abitudini di pensiero disfunzionali come per esempio: 

  1. pensieri e scenari catastrofici 
  2. errata interpretazione degli avvenimenti e delle situazioni, per cui anche circostanze neutrali sono decifrate come preoccupanti.
  3. visione a tunnel, dove l’attenzione è focalizzata esclusivamente sui pensieri generati dall’ansia
  4. esagerazione della probabilità che si verifichino eventi negativi o drammatici.

Provare preoccupazione e paura di fronte a un pericolo è normale e fa parte del repertorio naturale di risposte dell’essere umano: saper riconoscere e reagire rapidamente a eventuali pericoli è necessario per la sopravvivenza. Da sempre, questo sistema ha consentito all’uomo di sopravvivere anche negli ambienti più ostili. 

 

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La risposta ansiosa è normale e fisiologica quando si verifica in concomitanza di un evento reale e minaccioso, è il segnale di allarme che ci avvisa che c’è un pericolo da cui dobbiamo proteggerci e dobbiamo farlo in fretta: per esempio, se camminando sul marciapiede vediamo sulla strada un’automobile che sbanda, immediatamente ci spostiamo per evitare che ci investa. 

Normalmente, quando camminiamo sul marciapiede, pur prestando attenzione a ciò che ci circonda la mente può pensare alle cose da fare al lavoro, all’amico da chiamare per organizzare una cena, a cosa fare la prossima estate. Percorrendo lo stesso tratto di strada, la mente potrebbe invece focalizzarsi sul pensiero che un’automobile potrebbe investirci: in questo non riusciremmo a pensare ad altro se non alla paura che questo accada e alle terribili conseguenze che avrebbe. Un adulto, tuttavia, in questa situazione può impegnarsi e ragionare su come questa eventualità sia remota e tranquillizzarsi usando la logica.

Per un bambino che soffre di un disturbo d’ansia, ricorrere al ragionamento logico diventa pressoché impossibile: la capacità di ragionamento astratto si sviluppa solo in un’epoca successiva dello sviluppo. Un bambino piccolo non dispone ancora delle strutture cerebrali idonee per fare ragionamenti di tipo logico astratto, strutture che si formano progressivamente nel corso dello sviluppo che termina solo dopo l’adolescenza. 

Quando l’ansia diventa molto intensa e pervasiva compromette la qualità di vita del bambino, interferendo con le attività scolastiche e di socializzazione. Il bambino assorbito dalla preoccupazione non riesce a dedicare la giusta attenzione alle attività che sono cruciali per il suo sviluppo e la sua crescita.

Un’ulteriore conseguenza dell’ansia è la tendenza a sovrastimare la probabilità che si verifichino eventi negativi. I bambini sperimentano le paure tipiche che fanno parte del loro percorso di crescita fisiologico: la paura di separarsi dai genitori o la paura del buio: un bambino può avere paura di andare a letto alla sera perché teme che i ladri entrino in casa durante la notte. Il bambino tende però a sovrastimare la probabilità che questo evento si verifichi, tanto da ritenere che si tratti di un rischio vero e proprio. 

 

Le conseguenze di un disturbo d’ansia nei bambini possono essere di due tipi di: 

  • accentua il timore che si verifichi un evento spiacevole, per esempio che i ladri entrino in casa durante la notte 
  • aumenta la tendenza a sovrastimare ogni tipo di rischio: tutti gli eventi negativi sono percepiti come catastrofici. Di conseguenza, oltre all’ansia legata al timore che i ladri entrino in casa, è presente anche l’idea che l’interrogazione del giorno dopo andrà male e che certamente farò una brutta figura davanti ai compagni.

Questi pensieri, tipici di un disturbo d’ansia, hanno una ricaduta sul comportamento del bambino. 

 

L’effetto che l’ansia ha sul comportamento del bambino è in primo luogo l’evitamento: mantenersi lontano dalle situazioni che suscitano ansia. In linea di massima, questo è un aspetto adattivo e sano dell’ansia: tenerci lontano dalle situazioni che ci mettono a rischio. 

Quando un bambino soffre di un disturbo d’ansia percepisce le situazioni come soverchianti e fuori dal suo controllo. Evita le situazioni che lo preoccupano ma così facendo non può verificare e fare esperienza del fatto che queste sono situazioni non così rischiose né che la probabilità che accada qualcosa di brutto o spiacevole è abbastanza ridotta e circoscritta. 

Per esempio, un bambino che ha paura dei cani probabilmente eviterà ogni contatto con qualsiasi cane, comportamento che gli nega l’opportunità di  verificare e capire che la maggior parte dei cani sono innocui e anche affettuosi. Una bambina che ha paura degli ascensori e usa le scale può pensare “sono al sicuro perché non salgo su l’ascensore e uso le scale”, ma non ha l’opportunità di verificare che anche prendendo l’ascensore sarebbe ugualmente al sicuro.

Spesso l’evitamento appare come l’unica via d’uscita per sottrarsi all’ansia o ridurla una volta che questa si è attivata: un bambino che vive un forte stato di ansia può chiedere ai genitori continue rassicurazioni al fine di ridurre lo stato di ansia generato dai suoi pensieri, ma in questo modo non si rende conto che l’ansia comunque dopo un po’ di tempo diminuirebbe spontaneamente. 

Imparare che l’ansia tende a diminuire spontaneamente anche senza che il bambino eviti la situazione temuta è un punto centrale della terapia cognitivo comportamentale dell’ansia. Osservare i comportamenti del bambino quando cerca di evitare l’ansia e parlare con lui delle sue paure è il primo passo per aiutarlo a superare la difficoltà. Così come accade agli adulti, anche per i bambini imparare a conoscere e a ragionare in maniera guidata su ciò che accade quando l’ansia si attiva può essere di grande aiuto.

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