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DBT e regolazione emotiva: come gestire le emozioni intense

La DBT, o Terapia Dialettico-Comportamentale, dedica una parte centrale del suo lavoro alla regolazione emotiva. Non perché le emozioni siano un problema da eliminare, ma perché alcune persone le vivono con un’intensità tale da sentirsi sopraffatte. Rabbia, paura, vergogna, tristezza o senso di abbandono possono arrivare con forza improvvisa, occupare tutta la mente e trasformarsi rapidamente in parole, gesti o decisioni difficili da riparare.

Questo articolo aiuta a comprendere come la DBT insegni a riconoscere le emozioni intense, capirne il significato e scegliere risposte più efficaci. Regolare le emozioni non significa diventare freddi o distaccati, ma imparare a non essere dominati da ciò che si sente, rendendo l’esperienza emotiva più comprensibile, sostenibile e abitabile.

 

Indice dei contenuti

  1. Che cosa significa regolare le emozioni

  2. Perché alcune emozioni diventano travolgenti

  3. La regolazione emotiva nella DBT

  4. Le skills DBT per non essere travolti

  5. Regolare le emozioni nelle relazioni

  6. Accettazione e cambiamento: il cuore dialettico della DBT

  7. Conclusione: non spegnere le emozioni, ma imparare ad abitarle

  8. Per saperne di più: letture narrative

 

1. Che cosa significa regolare le emozioni

 

1.1 Regolare non significa reprimere

Uno degli equivoci più frequenti è pensare che regolare un’emozione significhi controllarla nel senso di bloccarla, nasconderla o impedirle di esistere.

In realtà, la regolazione emotiva non ha nulla a che fare con la repressione. Reprimere significa spingere l’emozione fuori dalla coscienza, fingere che non ci sia, oppure costringersi a non sentirla. Regolare significa invece riconoscerla e imparare a non esserne completamente guidati.

Una persona può provare rabbia senza urlare. Può sentire paura senza fuggire subito. Può sperimentare tristezza senza precipitare nella convinzione che nulla abbia più senso. Può sentirsi ferita senza trasformare immediatamente il dolore in attacco, chiusura o richiesta disperata di conferma.

La regolazione emotiva riguarda proprio questo spazio: la possibilità di sentire un’emozione intensa e, nello stesso tempo, restare abbastanza presenti da scegliere che cosa farne.

 

1.2 L’emozione come informazione

Nella DBT le emozioni non vengono considerate nemiche. Ogni emozione ha una funzione. La paura può segnalarci un pericolo, la rabbia può indicarci che un confine è stato violato, la tristezza può accompagnare una perdita, la vergogna può rivelare il timore di essere giudicati, esclusi o non abbastanza.

Il problema nasce quando l’emozione viene scambiata per una verità assoluta. Sentire qualcosa non significa automaticamente che quel qualcosa sia vero.

Se mi sento rifiutata, non significa necessariamente che l’altro mi stia davvero rifiutando. Se mi sento in pericolo, non significa sempre che ci sia un pericolo reale. Se provo vergogna, non significa che io abbia effettivamente qualcosa di cui vergognarmi.

La DBT insegna a fare un passaggio fondamentale: ascoltare l’emozione senza obbedirle automaticamente.

 

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2. Perché alcune emozioni diventano travolgenti

 

2.1 Quando il sistema emotivo si attiva troppo rapidamente

Alcune persone hanno una sensibilità emotiva molto elevata. Questo significa che percepiscono prima, più intensamente e più a lungo certi segnali emotivi o relazionali.

Un cambiamento di tono, una critica, un silenzio, una mancata risposta, una delusione o una sensazione di esclusione possono attivare reazioni molto forti.

È come se il sistema emotivo avesse una soglia di allarme più bassa. Ciò che per un’altra persona può essere un fastidio gestibile, per chi vive una forte disregolazione emotiva può diventare una minaccia, una ferita o una conferma dolorosa.

Questa intensità non va liquidata come esagerazione. Spesso ha radici nella storia della persona, nelle esperienze di invalidazione, nei legami instabili, in ambienti in cui le emozioni non sono state comprese, nominate o accolte.

Chi non ha imparato a riconoscere e modulare ciò che prova può trovarsi, da adulto o da adolescente, a esserne improvvisamente sommerso. Non perché sia debole, ma perché il suo sistema emotivo si attiva con una forza che può diventare difficile da contenere.

 

2.2 Quando l’emozione restringe il campo della mente

Quando un’emozione diventa molto intensa, la mente tende a restringersi. Si perde prospettiva. Tutto appare urgente, assoluto, definitivo.

Una discussione può sembrare la fine di una relazione. Un errore può diventare la prova di essere incapaci. Una distanza momentanea può essere vissuta come abbandono. Una critica può trasformarsi in umiliazione totale.

In questi momenti non è semplice ragionare. La parte più riflessiva della mente sembra arretrare, mentre cresce il bisogno di agire subito.

Scrivere, chiamare, accusare, scappare, chiudere, controllare, mangiare, bere, farsi del male, isolarsi: ogni comportamento impulsivo può apparire, in quel momento, come l’unica via per ridurre la tensione.

La DBT lavora proprio su questa fase critica: il momento in cui l’emozione non è più soltanto qualcosa che si prova, ma diventa qualcosa che comanda.

 

Fulmine nel cielo scuro come metafora della disregolazione emotiva e delle emozioni che prendono il sopravvento

 

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3. La regolazione emotiva nella DBT

 

3.1 Imparare a riconoscere l’emozione

Il primo passo della regolazione emotiva è apparentemente semplice: riconoscere che cosa si sta provando.

In realtà, molte persone non sanno nominare con precisione le proprie emozioni. Dicono “sto male”, “sono nervosa”, “non ce la faccio”, “mi sento esplodere”, ma faticano a distinguere rabbia, paura, vergogna, tristezza, colpa, delusione o senso di impotenza.

Dare un nome all’emozione è importante perché permette di uscire dalla confusione. Se so che ciò che provo è vergogna, posso chiedermi che cosa mi abbia fatto sentire esposta o giudicata. Se riconosco la paura, posso domandarmi quale minaccia sto percependo. Se individuo la rabbia, posso cercare il confine che sento violato.

Nominare l’emozione non la risolve automaticamente, ma la rende meno indistinta. E ciò che diventa più chiaro può essere affrontato con maggiore efficacia.

 

Gocce d’acqua su superficie chiara come immagine della consapevolezza necessaria per riconoscere e regolare le emozioni

 

3.2 Comprendere la funzione dell’emozione

Ogni emozione comunica qualcosa. La DBT aiuta a interrogarsi non solo su che cosa si prova, ma anche su a che cosa serve quella emozione.

La rabbia può spingere a difendersi, la paura a proteggersi, la tristezza a cercare conforto, la vergogna a nascondersi, il senso di colpa a riparare.

Il problema è che non sempre l’impulso associato all’emozione è utile. Se mi arrabbio, posso avere l’impulso di attaccare. Se ho paura, posso evitare. Se mi vergogno, posso sparire. Se mi sento abbandonata, posso inseguire l’altro in modo disperato.

Ma non è detto che seguire quell’impulso migliori la situazione. Anzi, a volte il comportamento impulsivo riduce la tensione nell’immediato, ma aumenta il problema dopo.

La regolazione emotiva consiste anche nel distinguere tra emozione, impulso e comportamento. Posso riconoscere l’impulso senza trasformarlo subito in azione.

 

Ombrello sotto la pioggia come metafora delle skills DBT che aiutano a proteggersi dalle emozioni intense

 

4. Le skills DBT per non essere travolti

 

4.1 Fermarsi prima di agire

Una delle abilità fondamentali della DBT è imparare a fermarsi. Non in senso passivo, ma come atto intenzionale.

Fermarsi significa creare una pausa tra l’emozione e il comportamento. È il momento in cui la persona può dirsi: “Sto provando qualcosa di molto forte. Proprio per questo, non devo decidere adesso.”

Questa pausa è spesso difficile, soprattutto quando l’emozione produce urgenza. Eppure è decisiva. Molte conseguenze dolorose nascono non dall’emozione in sé, ma dal comportamento agito nel picco emotivo.

Fermarsi può voler dire non inviare subito un messaggio, non rispondere mentre si è arrabbiati, non prendere decisioni definitive durante una crisi, non cercare immediatamente sollievo in un comportamento che poi peggiorerà la situazione.

Tra l’emozione e l’azione può aprirsi uno spazio. Ed è proprio in quello spazio che comincia la regolazione emotiva.

 

4.2 Verificare i fatti

Un’altra competenza centrale della DBT è imparare a verificare i fatti.

Le emozioni si attivano sulla base di interpretazioni, non solo di eventi. Se una persona non risponde al telefono, il fatto è che non ha risposto. L’interpretazione può essere: “Mi sta ignorando”, “Non gli importa”, “Mi vuole lasciare”, “Ho fatto qualcosa di sbagliato”.

Quando l’emozione è intensa, l’interpretazione tende a sembrare una certezza. Verificare i fatti significa rallentare e chiedersi: quali prove ho? Ci sono spiegazioni alternative? Sto reagendo a ciò che è accaduto o a ciò che temo stia accadendo?

Questa domanda non elimina l’emozione, ma può ridurne l’intensità e impedire che una supposizione diventi una reazione impulsiva.

Verificare i fatti non significa sminuire ciò che si prova. Significa evitare che l’emozione trasformi un’ipotesi in una verità definitiva.

 

4.3 Agire in modo opposto all’impulso

In alcune situazioni, la DBT insegna a praticare l’azione opposta. Se l’emozione è molto intensa ma non è pienamente giustificata dai fatti, può essere utile fare il contrario dell’impulso che quella emozione suggerisce.

Se la vergogna spinge a nascondersi, l’azione opposta può essere restare presenti. Se la paura spinge a evitare una situazione non realmente pericolosa, l’azione opposta può essere avvicinarsi gradualmente. Se la rabbia spinge ad attaccare, l’azione opposta può essere abbassare il tono, rimandare la conversazione, scegliere parole più misurate.

Non si tratta di negare ciò che si prova, ma di non lasciare che l’impulso emotivo decida automaticamente il comportamento.

L’emozione può essere ascoltata senza diventare un ordine.

 

Scala che sale verso il cielo, simbolo del percorso DBT per imparare a gestire le emozioni passo dopo passo

 

 

5. Regolare le emozioni nelle relazioni

 

5.1 Quando l’altro diventa il regolatore emotivo

Molte difficoltà emotive emergono soprattutto nelle relazioni. Una persona può sentirsi relativamente stabile da sola, ma perdere equilibrio quando entra in gioco il timore di essere rifiutata, criticata, abbandonata o non considerata.

In questi casi l’altro diventa, senza volerlo, il principale regolatore emotivo: se risponde, sto bene; se si allontana, precipito; se mi rassicura, respiro; se tace, crollo.

Questo crea una dipendenza molto faticosa. Non perché avere bisogno degli altri sia sbagliato, ma perché nessuna relazione può sostenere interamente la regolazione emotiva di una persona.

La DBT aiuta a costruire strumenti interni, in modo che il legame con l’altro non diventi l’unico modo per sentirsi al sicuro.

Regolare le emozioni significa anche imparare a non consegnare completamente il proprio equilibrio alla risposta dell’altro.

 

Figura sfocata dietro un vetro bagnato, immagine simbolica della confusione emotiva nelle relazioni

 

5.2 Comunicare senza essere governati dall’urgenza

Quando le emozioni sono intense, anche la comunicazione diventa difficile.

Si può chiedere rassicurazione accusando, esprimere dolore attaccando, cercare vicinanza controllando, manifestare paura attraverso la rabbia. Il contenuto emotivo può anche essere legittimo, ma il modo in cui viene espresso rischia di produrre distanza.

La regolazione emotiva permette di comunicare in modo più efficace. Non significa diventare sempre calmi o perfetti, ma imparare a chiedersi: che cosa voglio ottenere? Voglio essere capita, o voglio ferire? Voglio proteggere la relazione, o voglio scaricare la tensione? Voglio spiegare un bisogno, o sto cercando di obbligare l’altro a calmare subito la mia angoscia?

Queste domande aiutano a trasformare la reazione in comunicazione.

Quando l’urgenza diminuisce, diventa più possibile dire ciò che si sente senza distruggere il legame che si vorrebbe proteggere.

 

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6. Accettazione e cambiamento: il cuore dialettico della DBT

 

6.1 Accettare l’emozione senza subirla

La DBT tiene insieme accettazione e cambiamento.

Accettare un’emozione significa riconoscere che è presente, che ha una sua intensità, che forse racconta qualcosa di importante. Ma accettarla non significa subirla passivamente.

Non significa dire: “Sono fatta così, quindi reagisco così”. Significa piuttosto: “Questa emozione c’è, posso ascoltarla, ma posso anche scegliere come rispondere.”

Questo passaggio è essenziale perché molte persone oscillano tra due estremi: o si identificano completamente con l’emozione, oppure cercano di negarla.

La DBT propone una via diversa: validare ciò che si prova e, nello stesso tempo, costruire un comportamento più utile.

 

6.2 Cambiare il rapporto con ciò che si sente

Il vero obiettivo non è non arrabbiarsi più, non avere più paura, non provare più vergogna o tristezza. Sarebbe irrealistico e anche poco umano.

L’obiettivo è cambiare il rapporto con le emozioni. Non vederle più come ordini, condanne o verità assolute, ma come esperienze interne che possono essere attraversate.

Una persona che impara a regolare le emozioni non diventa insensibile. Diventa più libera. Può provare qualcosa di forte senza esserne immediatamente sequestrata. Può restare in contatto con la propria vulnerabilità senza trasformarla in distruzione.

Può sentire intensamente e, proprio per questo, imparare a proteggere meglio sé stessa e le proprie relazioni.

La regolazione emotiva non cancella la sensibilità: le offre una forma, un contenitore, una direzione.

 

Gru di origami sospesa, metafora di equilibrio, fragilità e cambiamento nella regolazione emotiva

 

 

7. Conclusione: non spegnere le emozioni, ma imparare ad abitarle

 

La regolazione emotiva è una delle competenze più preziose che la DBT può insegnare.

Non serve a cancellare la sensibilità, né a rendere la persona più fredda o controllata. Serve a costruire uno spazio interno più stabile, capace di contenere emozioni intense senza esserne travolto.

Le emozioni possono arrivare con forza. Possono confondere, spaventare, ferire, spingere ad agire subito. Ma non devono necessariamente decidere tutto.

Tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo può aprirsi uno spazio di consapevolezza, e in quello spazio comincia la possibilità di scegliere.

Imparare a non essere travolti dalle emozioni non significa diventare diversi da sé. Significa, forse, diventare più presenti a sé stessi.

Sentire senza precipitare. Reagire meno, comprendere di più. Non per spegnere la vita emotiva, ma per renderla finalmente vivibile.

 

8. Per saperne di più: letture narrative

 

Ferrante, E. (2015). I giorni dell’abbandono. Roma: Edizioni E/O.

Plath, S. (2023). La campana di vetro. Milano: Mondadori.

de Vigan, D. (2012). Niente si oppone alla notte. Milano: Mondadori.

Woolf, V. (2012). La signora Dalloway. Torino: Einaudi.

 

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Articolo scritto dalla Dott.ssa Laura Baldrati, psicologa e psicoterapeuta. Si occupa di psicoterapia, relazioni, regolazione emotiva, autostima, ansia e percorsi di cambiamento personale.

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