
Ogni anno nuovo porta con sé la voglia di cambiare, migliorare, crescere. Ma perché i buoni propositi ci affascinano così tanto? E perché spesso falliamo nel mantenerli? In questo articolo scoprirai il significato profondo di questa tradizione, il suo impatto psicologico e strategie concrete per raggiungere i tuoi obiettivi. Tra spunti scientifici, consigli pratici e letture ispiratrici, troverai tutto ciò che serve per iniziare l’anno con motivazione e trasformare i tuoi desideri in realtà. Un invito a credere nel tuo potenziale e a scrivere un nuovo capitolo della tua vita!
Introduzione: il fascino irresistibile dei buoni propositi
1. Da dove nasce l’idea di avere buoni propositi per l’anno nuovo
2. La funzione psicologica dei buoni propositi
3. Esempi di buoni propositi comuni
4. Perché i buoni propositi spesso vengono disattesi
5. La funzione simbolica dei buoni propositi nella psicologia
6. Come rendere realizzabili i buoni propositi
7. Un’analogia con il piano di sviluppo di un’azienda
8. Conclusione: Il potere di un nuovo inizio
9. Letture consigliate per chi vuole approfondire
Ogni anno, il 31 dicembre, il mondo si ferma per qualche istante, e in quello spazio sospeso tra passato e futuro, milioni di persone si chiedono: "Cosa voglio cambiare nella mia vita?" Magari anche tu ti sei trovato a promettere di iscriverti in palestra, di mangiare meno dolci, o finalmente di dedicare più tempo ai tuoi cari. Oppure, forse, hai deciso che questo sarà l’anno in cui imparerai finalmente una nuova lingua o smetterai di procrastinare quel progetto che hai da in mente da tempo.
Eppure, quante volte i tuoi buoni propositi sono finiti per essere accantonati entro febbraio, se non prima? Non preoccuparti, non sei solo: è una dinamica comune e, per certi versi, profondamente umana. Ma perché ci sentiamo così attratti dall’idea di fare promesse a noi stessi proprio all’inizio dell’anno? E, ancora più importante, perché spesso falliamo nel mantenerle?
In questo articolo esploreremo il senso profondo dei buoni propositi, scoprendo il loro potere psicologico, i motivi che ci spingono a formularli e gli errori che ci portano a disattenderli. Infine, ti guiderò verso strategie efficaci per trasformare i tuoi obiettivi in successi reali. Preparati a scoprire come fare del prossimo anno non solo un “nuovo inizio”, ma un percorso concreto verso ciò che desideri davvero.
L’idea di formulare buoni propositi all’inizio di un nuovo anno affonda le sue radici in riti e tradizioni antiche, ma ha anche solide basi psicologiche. Sin dall’antichità, il passaggio da un anno all’altro è stato visto come un momento di transizione, un’opportunità per lasciarsi il passato alle spalle e inaugurare un nuovo capitolo. Questa tendenza non è casuale: riflette un bisogno psicologico universale di ordine, significato e crescita.
Già 4.000 anni fa, i Babilonesi celebravano l’inizio del nuovo anno con cerimonie religiose in cui promettevano agli dei di ripagare i debiti e restituire oggetti presi in prestito. Questo gesto aveva un doppio valore: sanciva la chiusura simbolica del ciclo passato e garantiva il favore divino per quello futuro. I Romani, invece, dedicavano gennaio a Giano, il dio delle porte e dei passaggi, raffigurato con due volti: uno rivolto al passato e uno al futuro. Durante questa festività, formulavano promesse per migliorare sé stessi, impegnandosi a vivere con maggiore virtù e disciplina.
Queste tradizioni non erano solo rituali culturali, ma rispondevano a un bisogno intrinseco dell’essere umano: dare un significato ai passaggi temporali per definire chi siamo e dove stiamo andando. Anche oggi, l’inizio di un nuovo anno è percepito come un “punto di svolta” che ci spinge a riflettere sul passato e a immaginare un futuro migliore.
Secondo uno studio condotto da Hengchen Dai e collaboratori (2014) e pubblicato sul Management Science Journal, l’effetto psicologico dei "temporal landmarks" (punti di riferimento temporali) gioca un ruolo fondamentale in questo fenomeno. I ricercatori hanno scoperto che momenti significativi come l’inizio di un nuovo anno, un compleanno o un lunedì funzionano come marcatori simbolici che ci separano dal nostro “vecchio sé” e ci fanno percepire il cambiamento come più accessibile. Questo è noto come “Effetto Nuovo Inizio” (Fresh Start Effect): ci sentiamo motivati a intraprendere nuove abitudini o a lasciar andare comportamenti che percepiamo come negativi.
L’inizio di un nuovo anno, quindi, rappresenta un potente stimolo psicologico per ripensare a noi stessi e ridefinire la nostra identità. Non si tratta solo di un arbitrario cambio di data: è una pausa mentale che ci offre un’opportunità per riordinare i nostri pensieri, valutare i nostri successi e fallimenti, e immaginare un futuro migliore.
La speranza è un altro elemento cruciale. Il passaggio all’anno nuovo attiva ciò che in psicologia viene definito agency thinking, ovvero la capacità di immaginare percorsi che ci portano verso un futuro desiderato, un aspetto centrale della Teoria della Speranza sviluppata da C.R. Snyder. Formulare buoni propositi diventa così un esercizio di ottimismo: visualizziamo un domani in cui possiamo essere una versione migliore di noi stessi, e questa immagine ci dà energia per agire.
L’usanza di fare buoni propositi per l’anno nuovo, quindi, non è solo un’antica tradizione culturale, ma un bisogno psicologico radicato. Riflette la nostra capacità di dare significato al tempo, di imparare dal passato e di credere nel nostro potenziale per il futuro. È un rito di passaggio che ci collega con la nostra umanità più profonda, quella che aspira costantemente a migliorare, crescere e sperare in giorni migliori.

Formulare buoni propositi per il nuovo anno non è soltanto un esercizio di riflessione personale, ma svolge un’importante funzione psicologica. Questo gesto, apparentemente semplice, attiva una serie di meccanismi mentali che influenzano il nostro senso di identità, la nostra motivazione e il modo in cui affrontiamo il futuro. Non è un caso che così tante persone, indipendentemente dalla cultura o dal contesto sociale, sentano il bisogno di stilare una lista di obiettivi a inizio anno: i buoni propositi sono una manifestazione concreta del desiderio umano di crescita e miglioramento.
Quando formuliamo un buon proposito, stiamo, in effetti, ridefinendo chi siamo e chi vogliamo essere. Questo processo è stato esplorato da Markus e Nurius (1986) nella loro teoria dei sé possibili. I “sé possibili” rappresentano le immagini che abbiamo di noi stessi nel futuro: chi potremmo diventare, chi temiamo di diventare e chi desideriamo diventare. Creare un buon proposito significa concentrarci su uno di questi sé desiderati e lavorare per trasformarlo in realtà.
Per esempio, decidere di “essere più attivi” o “imparare una nuova lingua” non è solo un obiettivo pratico: è una dichiarazione di identità. Significa dire a sé stessi e agli altri: “Sono una persona che si prende cura della propria salute” o “Sono qualcuno che cerca sempre di crescere”. Questo processo rafforza il senso di coerenza e continuità nella propria identità personale.
I buoni propositi sono potenti anche perché attivano la motivazione intrinseca, ovvero quella spinta a fare qualcosa per il piacere e la soddisfazione che ne derivano, piuttosto che per ricompense esterne. Decidere di iniziare un nuovo hobby o migliorare una competenza, per esempio, stimola il senso di auto-efficacia descritto da Albert Bandura (1997). L’auto-efficacia è la convinzione di poter controllare gli eventi che influenzano la propria vita, ed è uno dei motori principali del cambiamento personale.
In uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, Locke e Latham (2002) hanno dimostrato che la fissazione di obiettivi chiari e specifici aumenta significativamente la motivazione. Formulare un buon proposito non solo ci dà una direzione, ma alimenta il desiderio di fare progressi concreti, migliorando la percezione del nostro controllo sulle sfide quotidiane.
Molti di noi vivono l’inizio del nuovo anno con un misto di speranza e senso di colpa per le opportunità non sfruttate o gli errori commessi nel corso dell’anno precedente. I buoni propositi svolgono una funzione importante in questo contesto: ci aiutano a canalizzare le energie mentali verso il futuro, anziché restare intrappolati nel passato.
La psicologia cognitiva ci insegna che il rimuginio, ovvero il continuo pensare agli errori passati, può essere altamente dannoso per il nostro benessere mentale. Secondo uno studio di Nolen-Hoeksema (2000), il rimuginio è strettamente correlato a sintomi depressivi. Al contrario, stabilire obiettivi per il futuro crea un orientamento positivo che riduce il rischio di cadere in questa spirale negativa. I buoni propositi, in altre parole, ci permettono di trasformare la negatività in un impegno concreto per il miglioramento.
Un altro aspetto fondamentale dei buoni propositi è la loro capacità di promuovere speranza e resilienza. Secondo la Teoria della Speranza di Snyder (2002), l’abilità di immaginare obiettivi futuri e trovare percorsi per raggiungerli è essenziale per il benessere psicologico. Formulare buoni propositi non è soltanto un modo per pianificare il cambiamento, ma anche per rafforzare la nostra fiducia nella possibilità di farcela, anche di fronte alle difficoltà.
I buoni propositi, quindi, non sono semplicemente una lista di desideri per il futuro: sono uno strumento psicologico che ci aiuta a costruire un’identità più forte, a trovare motivazione e a coltivare speranza. Ogni buon proposito, per quanto piccolo, rappresenta una dichiarazione di fiducia nelle nostre capacità e nella nostra possibilità di migliorare. In definitiva, formulare obiettivi per il nuovo anno è molto più che una tradizione: è un esercizio di crescita personale che parla al cuore della nostra natura umana.

I buoni propositi per l’anno nuovo sono tanto vari quanto le persone che li formulano. Tuttavia, esistono alcune categorie di obiettivi che ricorrono frequentemente e che riflettono bisogni umani universali: migliorare il proprio benessere, crescere personalmente e rafforzare i legami sociali. Comprendere la natura di questi propositi può aiutarci a identificare cosa desideriamo davvero e a tradurre tali aspirazioni in obiettivi concreti.
Molti buoni propositi riguardano la salute e il benessere del corpo. Non è un caso: il benessere fisico è strettamente legato a quello mentale, come dimostrano numerosi studi. Ad esempio, uno studio pubblicato su The Lancet Psychiatry (2018) ha evidenziato che anche solo 30 minuti di esercizio fisico al giorno riducono significativamente i sintomi di ansia e depressione.
Esempi comuni in questa categoria includono:
Questi obiettivi spesso emergono dalla consapevolezza dei benefici tangibili per la salute e la qualità della vita.
Un altro filone di buoni propositi riguarda il miglioramento di sé stessi. La crescita personale è una delle spinte motivazionali più forti, come sottolineato dalla Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan (1985), che evidenzia come le persone abbiano un bisogno innato di apprendimento e sviluppo.
Esempi in questa area includono:
Questi obiettivi riflettono il desiderio di dare significato al tempo e di sentirsi competenti in nuovi ambiti.
Non meno importanti sono i buoni propositi che riguardano le relazioni interpersonali. La psicologia ci insegna che il supporto sociale è uno dei principali fattori di benessere psicologico. Uno studio di Holt-Lunstad et al. (2010), pubblicato su PLOS Medicine, ha dimostrato che relazioni sociali forti aumentano significativamente l’aspettativa di vita e riducono il rischio di malattie.
Esempi in questa categoria includono:
Un’altra area di buoni propositi riguarda l’organizzazione personale e la gestione delle risorse. La sensazione di avere il controllo sul proprio tempo e sulle proprie finanze può ridurre lo stress e aumentare il senso di soddisfazione, come indicato da uno studio di E. Diener et al. (2010) sulla relazione tra benessere e sicurezza finanziaria.
Esempi includono:
Questi esempi dimostrano che i buoni propositi non sono solo desideri vaghi, ma riflettono bisogni fondamentali e universali. Scegliere un buon proposito significa identificare un aspetto della nostra vita che desideriamo migliorare, con la consapevolezza che ogni piccolo passo può portare a grandi cambiamenti. Che si tratti di salute, relazioni o sviluppo personale, i buoni propositi ci ricordano che il nuovo anno è un’occasione per reinventarci e costruire una vita più ricca di significato.

Formulare buoni propositi è facile; mantenerli è tutta un’altra storia. Secondo uno studio di Norcross et al. (2002), pubblicato sul Journal of Clinical Psychology, circa il 77% delle persone abbandona i propri propositi entro una settimana e solo il 19% riesce a mantenerli per due anni. Ma perché succede? La risposta risiede in una combinazione di fattori psicologici che includono mancanza di motivazione, procrastinazione e una rivalutazione della rilevanza del proposito.
I buoni propositi richiedono energia mentale e autodisciplina per essere portati avanti. Tuttavia, quando l’entusiasmo iniziale svanisce e l’impegno per raggiungere l’obiettivo diventa concreto, è facile sentirsi sopraffatti. Questo calo di motivazione è spesso legato a una discrepanza tra motivazione intrinseca e motivazione estrinseca.
Se un proposito nasce per soddisfare aspettative esterne (ad esempio, "Devo dimagrire per piacere agli altri"), è probabile che venga abbandonato più facilmente rispetto a un obiettivo guidato da un autentico desiderio personale (ad esempio, "Voglio migliorare la mia salute per sentirmi meglio con me stesso"). Uno studio condotto da Deci e Ryan (1985), basato sulla Teoria dell’Autodeterminazione, evidenzia che le persone sono più propense a perseguire e mantenere obiettivi quando questi sono in linea con i propri valori e interessi.
Quando il proposito si fa impegnativo, la mancanza di motivazione intrinseca emerge come uno dei principali ostacoli. Le difficoltà iniziano a sembrare insormontabili e si perde la connessione con il “perché” originale.
La procrastinazione è un altro nemico dei buoni propositi. Quando affrontiamo un compito percepito come sgradevole, difficile o privo di ricompense immediate, il nostro cervello cerca di evitare lo stress associato, rimandando l’azione a un momento futuro che sembra sempre più conveniente.
Questo comportamento è spiegato dal modello della procrastinazione temporale di Steel (2007), che descrive come le persone valutino le attività in base a una combinazione di fattori: la ricompensa attesa, il tempo necessario e il livello di avversione per il compito. Nel contesto dei buoni propositi, la ricompensa (es. “perdere peso”) può sembrare lontana e incerta, mentre l’impegno richiesto (es. “andare in palestra”) è immediato e faticoso. Questo squilibrio porta a rimandare ripetutamente l’azione, riducendo progressivamente la probabilità di successo.
Un esempio pratico: immagina di aver deciso di iniziare a correre al mattino. Il tuo cervello, alle 6:00 di un giorno freddo, preferirà l’immediata gratificazione di restare al caldo sotto le coperte rispetto al beneficio futuro di migliorare la tua forma fisica. Così, rimandi a “domani”, che diventa “settimana prossima”, fino a dimenticare il proposito del tutto.
Un ulteriore fattore è il modo in cui valutiamo la rilevanza dei nostri propositi nel tempo. All’inizio, l’entusiasmo per il cambiamento ci fa percepire il nostro obiettivo come essenziale. Tuttavia, con il passare dei giorni, la novità svanisce e altre priorità prendono il sopravvento. Questo fenomeno è noto come motivational drift, o “deriva motivazionale”.
La deriva motivazionale è spesso alimentata dal confronto sociale. Ad esempio, potresti aver deciso di seguire una dieta perché ispirato dai successi di un amico. Tuttavia, se i risultati tardano ad arrivare o se l’obiettivo richiede sacrifici maggiori del previsto, il tuo cervello potrebbe razionalizzare l’abbandono pensando: “In fondo, non ne vale davvero la pena. Vivo bene anche così.”
Questa tendenza a “giustificare” l’abbandono è stata analizzata in uno studio di Baumeister et al. (1994) sul concetto di ego depletion. I ricercatori hanno scoperto che le persone, dopo aver esercitato uno sforzo di autocontrollo, sono più inclini a concedersi un “via libera” per ridurre la fatica mentale. Nel caso dei buoni propositi, questo può portare a svalutare l’importanza dell’obiettivo originale e a trovare scuse per abbandonarlo.
Quando la motivazione cala, la procrastinazione aumenta e il proposito viene rivalutato come irrilevante, si instaura un circolo vizioso. Ogni fallimento percepito indebolisce ulteriormente l’impegno, alimentando il senso di colpa e l’autosvalutazione. Questo può portare a un atteggiamento passivo di rassegnazione, in cui l’individuo si convince che “tanto non ce la farò mai”.
Uno dei motivi più comuni per cui i buoni propositi falliscono è che sono formulati in modo vago o irrealistico. Dire “Voglio essere felice” o “Voglio migliorare la mia vita” non fornisce una direzione chiara. Allo stesso modo, obiettivi come “Perdere 20 kg in un mese” sono irrealizzabili e finiscono per generare frustrazione.
Gli psicologi Locke e Latham (2002), nella loro ricerca sugli obiettivi, hanno dimostrato che gli obiettivi specifici e raggiungibili aumentano significativamente le probabilità di successo. La chiarezza è essenziale: un obiettivo definito come “Camminare 30 minuti ogni giorno” è più efficace di un generico “Fare più movimento”.
Anche i migliori propositi rischiano di restare irrealizzati se non sono accompagnati da un piano d’azione concreto. Spesso, le persone si limitano a enunciare un obiettivo senza considerare le risorse necessarie per raggiungerlo o come superare le inevitabili difficoltà.
Ad esempio, decidere di andare in palestra senza stabilire giorni e orari specifici aumenta la probabilità che l’obiettivo venga trascurato. La ricerca di Gollwitzer (1999) ha introdotto il concetto delle implementation intentions (intenzioni di implementazione), dimostrando che pianificare in anticipo quando, dove e come eseguire un’azione aumenta notevolmente la probabilità di realizzarla.
Molti propositi sono dettati dalla pressione sociale, piuttosto che da un autentico desiderio di cambiamento. Per esempio, una persona potrebbe decidere di iscriversi in palestra solo perché tutti i suoi amici lo fanno, senza sentire realmente il bisogno di migliorare la propria forma fisica.
Secondo la Teoria dell’Autodeterminazione di Deci e Ryan (1985), la motivazione intrinseca — quella che nasce dal piacere o dall’interesse personale — è molto più potente e sostenibile rispetto a quella estrinseca, guidata da aspettative esterne. Quando manca questa connessione autentica, è più facile abbandonare il proposito.
Un altro problema comune è la scarsa capacità di affrontare i fallimenti lungo il percorso. Quando si incontra una difficoltà, come saltare un allenamento o mangiare qualcosa di non previsto in una dieta, molte persone interpretano l’evento come un fallimento totale. Questo fenomeno, noto come effetto “what the hell” (Polivy & Herman, 1985), porta a pensare: “Ho già rovinato tutto, tanto vale smettere”.
Adottare un approccio più flessibile e resiliente, invece, aiuta a vedere i fallimenti come opportunità di apprendimento e non come motivi per mollare. Riconoscere che gli ostacoli sono parte del percorso permette di mantenere la motivazione anche di fronte alle difficoltà.
I buoni propositi spesso falliscono non per mancanza di volontà, ma a causa di obiettivi poco chiari, scarsa pianificazione, motivazioni estrinseche, procrastinazione e difficoltà nella gestione degli ostacoli. Comprendere questi meccanismi è essenziale per evitare di cadere nelle stesse trappole ogni anno. Lavorare su una connessione autentica con i propri obiettivi, pianificare concretamente e accettare i fallimenti come parte del percorso può trasformare i buoni propositi in successi duraturi.

Anche quando i buoni propositi non vengono rispettati, essi svolgono comunque un ruolo simbolico importante nella nostra psicologia. Formulare obiettivi, anche solo idealmente, rappresenta un esercizio che stimola il pensiero orientato al futuro, consolida l’identità personale e alimenta il senso di speranza. Questo li rende non solo uno strumento pratico, ma anche una potente risorsa simbolica per il nostro benessere mentale.
I buoni propositi funzionano come una sorta di “ancora” mentale che ci aiuta a focalizzarci su ciò che desideriamo raggiungere. Anche se non sempre vengono perseguiti fino in fondo, il semplice atto di formulare un proposito rappresenta un’opportunità per riflettere sulle proprie priorità e sulle direzioni di crescita.
Uno studio di Emmons e Kaiser (1996), pubblicato su The Journal of Personality, ha evidenziato che il processo di fissare obiettivi contribuisce al benessere psicologico perché permette di creare un senso di ordine e significato nella vita. Anche quando non riusciamo a realizzare tutto ciò che ci proponiamo, il fatto stesso di immaginare un futuro migliore stimola un atteggiamento positivo e proattivo.
Formulare buoni propositi è un momento di auto-riflessione. Quando pensiamo a ciò che vogliamo cambiare o migliorare, inevitabilmente ci confrontiamo con i nostri valori, le nostre priorità e i nostri desideri. Questo processo rafforza la consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale per la crescita personale.
La Teoria dei Sé Possibili di Markus e Nurius (1986) spiega come immaginare versioni future di sé stessi aiuti a costruire un’identità in evoluzione. Ogni buon proposito diventa, in questo senso, una piccola narrazione che ci raccontiamo su chi vogliamo diventare. Ad esempio, decidere di “leggere più libri” potrebbe riflettere il desiderio di diventare una persona più colta, mentre “fare più esercizio” potrebbe esprimere un’aspirazione a sentirsi più energici e sani.
Uno degli aspetti più potenti dei buoni propositi è la loro capacità di alimentare la speranza. La Teoria della Speranza di Snyder (2002) sottolinea che il benessere psicologico dipende dalla capacità di immaginare obiettivi futuri e di credere di poterli raggiungere attraverso percorsi concreti. Anche se i buoni propositi non vengono portati a termine, il loro significato simbolico come promemoria di possibilità future rimane intatto.
Pensare ai propri obiettivi e desideri per l’anno nuovo è, di fatto, un esercizio di ottimismo. Questo ottimismo, secondo uno studio di Carver e Scheier (2014), aumenta la resilienza psicologica, ovvero la capacità di affrontare e superare le difficoltà. Formulare propositi, anche se non del tutto realizzati, ci ricorda che il cambiamento è possibile.
I buoni propositi ci aiutano anche a distogliere l’attenzione dal passato e dai rimpianti, canalizzando le nostre energie verso il futuro. Questo aspetto è particolarmente importante per chi tende a rimuginare su errori o opportunità perse. Lo studio di Nolen-Hoeksema (2000) ha dimostrato che il rimuginio è uno dei principali predittori di sintomi depressivi, poiché intrappola le persone in un ciclo di pensieri negativi.
Stabilire un obiettivo per il futuro, invece, ci permette di spostare l’attenzione su ciò che possiamo fare per migliorare la nostra situazione, anziché restare bloccati in ciò che è andato storto. In questo senso, i buoni propositi rappresentano un modo per riappropriarci del nostro tempo e del nostro potere di cambiare.
A livello simbolico, i buoni propositi rappresentano anche un rituale: un momento di pausa in cui riflettere e riorientarsi. I rituali, come dimostrato da studi antropologici e psicologici (Rituals and Their Benefits, Norton & Gino, 2014), svolgono una funzione regolatrice sulle emozioni, riducendo lo stress e aumentando la percezione di controllo.
Formulare buoni propositi per l’anno nuovo non è solo un modo per pianificare il futuro, ma anche per ritagliarsi un momento di connessione con sé stessi. Questo rituale simbolico crea un senso di continuità e coerenza nella propria storia di vita, rafforzando l’identità personale.
Anche se i buoni propositi non vengono sempre realizzati, essi svolgono un ruolo cruciale nella nostra psicologia. Offrono un’occasione per riflettere su chi siamo, alimentano la speranza e ci spingono a pensare al futuro in modo costruttivo. Il loro potere simbolico va oltre il risultato finale: rappresentano la nostra capacità di immaginare un domani migliore, ricordandoci che, indipendentemente dai fallimenti passati, possiamo sempre provare a ricominciare.

Formulare buoni propositi è solo il primo passo; il vero successo risiede nella capacità di tradurli in azioni concrete e sostenibili. Per riuscirci, è fondamentale adottare strategie che rendano gli obiettivi più chiari, raggiungibili e integrati nella propria vita quotidiana. La psicologia offre diverse linee guida per trasformare le buone intenzioni in risultati tangibili.
Uno degli errori più comuni è formulare propositi vaghi o troppo ambiziosi. Obiettivi come “Voglio essere più felice” o “Voglio rivoluzionare la mia vita” mancano di concretezza e sono difficili da misurare. Al contrario, obiettivi specifici come “Dedicherò 30 minuti ogni giorno alla lettura” o “Andrò in palestra due volte a settimana” sono più facili da perseguire.
Secondo la Goal-Setting Theory di Locke e Latham (2002), gli obiettivi chiari e ben definiti migliorano la motivazione e la performance, poiché forniscono una direzione precisa e permettono di monitorare i progressi. Un obiettivo realistico tiene conto delle proprie risorse, del tempo disponibile e delle circostanze personali. Ad esempio, anziché puntare a perdere 20 kg in un mese, è più realistico impostare un obiettivo di 1-2 kg al mese.
Gli obiettivi ambiziosi possono essere scoraggianti, soprattutto se richiedono molto tempo per mostrare risultati visibili. Per superare questa difficoltà, è utile suddividere i propositi in micro-obiettivi. Ogni piccolo passo raggiunto alimenta il senso di auto-efficacia e rafforza la motivazione a proseguire.
Uno studio di Bandura (1997) sull’auto-efficacia dimostra che percepire progressi incrementali aumenta la fiducia nelle proprie capacità. Ad esempio, se il proposito è correre una maratona, iniziare con brevi sessioni di corsa e aumentare gradualmente la distanza permette di mantenere alta la motivazione.
Pianificare in anticipo quando, dove e come realizzare un obiettivo aumenta significativamente le probabilità di successo. Questo approccio, noto come implementation intentions, è stato studiato da Gollwitzer (1999), che ha dimostrato che le persone che pianificano dettagliatamente il loro percorso hanno maggiori probabilità di portare a termine i loro propositi.
Ad esempio, invece di dire “Farò più esercizio”, si può pianificare: “Andrò a correre ogni lunedì, mercoledì e venerdì alle 7:00 al parco”. Specificare dettagli come luogo, tempo e modalità riduce l’incertezza e aumenta la probabilità di agire.
Tenere traccia dei progressi è fondamentale per mantenere l’impegno nel lungo termine. Strumenti come diari, app di monitoraggio o semplici tabelle possono aiutare a visualizzare i successi e a rimanere motivati. Questo processo è noto come self-monitoring e, secondo uno studio di Michie et al. (2009), aumenta significativamente la probabilità di cambiare comportamenti.
Ad esempio, registrare quante volte si è andati in palestra o quante pagine si sono lette aiuta a mantenere la concentrazione sull’obiettivo e a celebrare i piccoli successi.
Ogni percorso verso il cambiamento incontra difficoltà. È importante prevedere quali ostacoli potrebbero presentarsi e preparare strategie per affrontarli. Questo approccio, noto come mental contrasting, è stato sviluppato da Oettingen (2000) e consiste nel visualizzare sia il successo che i possibili ostacoli, per creare un piano realistico.
Ad esempio, se sai che potresti essere tentato di saltare una sessione di allenamento perché sei stanco dopo il lavoro, puoi pianificare di portare con te gli abiti da palestra per andare direttamente dopo l’ufficio. Preparare soluzioni in anticipo aiuta a evitare che gli ostacoli diventino scuse per abbandonare il proposito.
La ripetizione costante di un comportamento può trasformarlo in un’abitudine. Secondo uno studio di Lally et al. (2010), pubblicato sull’European Journal of Social Psychology, ci vogliono in media 66 giorni per formare una nuova abitudine. Automatizzare i comportamenti riduce lo sforzo mentale richiesto per portarli avanti e aumenta la probabilità di mantenere l’impegno.
Ad esempio, se il tuo proposito è meditare, puoi scegliere un orario fisso ogni giorno, come la mattina appena sveglio, per rendere l’azione parte della tua routine quotidiana.
Il supporto di amici, familiari o gruppi con obiettivi simili può fare la differenza. Condividere i propri propositi con persone fidate crea un senso di responsabilità e offre incoraggiamento nei momenti di difficoltà. Uno studio di Wing e Jeffery (1999) ha dimostrato che le persone che perseguono obiettivi di salute in gruppo hanno maggiori probabilità di successo rispetto a chi agisce da solo.
Ad esempio, iscriversi a una lezione di yoga con un amico o partecipare a un gruppo online per condividere i progressi può fornire una rete di sostegno preziosa.
Rendere realizzabili i buoni propositi richiede chiarezza, pianificazione e perseveranza. Definire obiettivi specifici, suddividerli in piccoli passi, monitorare i progressi e cercare supporto sono strategie che aumentano significativamente le probabilità di successo. Anche di fronte alle difficoltà, una combinazione di disciplina e flessibilità può trasformare ogni proposito in una conquista reale, rendendo il nuovo anno un periodo di crescita concreta e duratura.

Immagina che i tuoi buoni propositi siano il piano strategico di un’azienda. Un’azienda di successo non si limita a esprimere grandi ambizioni, ma adotta un approccio strutturato per raggiungere i propri obiettivi. Definisce una visione chiara, identifica risorse e ostacoli, stabilisce priorità e monitora i progressi. Allo stesso modo, trasformare un buon proposito in realtà richiede una visione strategica che integra pianificazione, azione e adattamento.
Come un’azienda che formula la sua missione e visione, anche i buoni propositi devono partire da una chiara comprensione del “perché”. Un’azienda potrebbe dichiarare: “Il nostro obiettivo è diventare leader nel mercato dell’innovazione tecnologica entro cinque anni”. Questo è il punto di partenza per pianificare ogni mossa.
Analogamente, quando decidi di migliorare la tua salute o apprendere una nuova competenza, chiediti: “Perché è importante per me?” Ad esempio, se il tuo proposito è “Fare più esercizio fisico”, la tua motivazione potrebbe essere: “Voglio aumentare la mia energia e migliorare la qualità della mia vita.” Chiarire il perché ti aiuta a mantenere il focus nei momenti di difficoltà.
Un’azienda stabilisce obiettivi SMART (Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time-bound), ovvero specifici, misurabili, realistici, pertinenti e con una scadenza temporale. Ad esempio, un’azienda potrebbe fissare l’obiettivo: “Aumentare le vendite del 10% entro il quarto trimestre”.
Lo stesso principio vale per i buoni propositi. Anziché dire: “Voglio imparare una nuova lingua”, puoi trasformarlo in: “Completerò il livello base di spagnolo seguendo una lezione online tre volte a settimana entro sei mesi.” Questa chiarezza ti permette di sapere esattamente cosa fare e di misurare i progressi.
Un’azienda di successo analizza le risorse necessarie per raggiungere i propri obiettivi: tempo, denaro, competenze e personale. Ad esempio, se vuole lanciare un nuovo prodotto, potrebbe destinare un budget specifico per il marketing e dedicare un team di ricerca e sviluppo al progetto.
Per i tuoi buoni propositi, devi fare lo stesso. Se il tuo obiettivo è migliorare la tua forma fisica, devi chiederti: “Ho bisogno di un abbonamento in palestra? Devo trovare un’app che mi aiuti a pianificare gli allenamenti? Quanto tempo posso dedicare a settimana?” Allocare risorse adeguate è essenziale per passare dall’intenzione all’azione.
Un buon piano aziendale include una valutazione dei rischi e delle sfide. Ad esempio, un’azienda potrebbe considerare: “E se il mercato fosse saturo? Come possiamo differenziarci?” Per ogni rischio, viene sviluppata una strategia di mitigazione.
Analogamente, anticipare gli ostacoli personali ti permette di affrontarli con maggiore efficacia. Se sai che potresti perdere la motivazione per andare in palestra, puoi trovare soluzioni preventive, come iscriverti a un corso con un amico per aumentare l’impegno reciproco o scegliere un’attività che ti piace davvero, come il ballo o il nuoto.
Le aziende utilizzano i Key Performance Indicators (KPI) per misurare il successo di un progetto. Ad esempio, un KPI potrebbe essere “Numero di nuovi clienti acquisiti al mese” o “Percentuale di crescita delle vendite trimestrali.”
Per i tuoi buoni propositi, puoi adottare un approccio simile. Se il tuo obiettivo è leggere di più, puoi monitorare il numero di libri completati al mese. Se stai cercando di migliorare la tua alimentazione, puoi tenere traccia dei pasti sani consumati ogni settimana. Questi “KPI personali” ti aiutano a restare motivato e a correggere il tiro se necessario.
Un’azienda di successo non rimane rigida: analizza costantemente i risultati e adatta le strategie in base alle nuove circostanze. Ad esempio, se una campagna pubblicitaria non dà i risultati sperati, può essere rivista e ottimizzata.
Allo stesso modo, è importante essere flessibili con i propri buoni propositi. Se scopri che il tuo obiettivo iniziale è troppo ambizioso, puoi modificarlo per renderlo più realistico. Ad esempio, se ti eri proposto di correre 5 chilometri al giorno ma ti accorgi che è insostenibile, puoi ridurre l’obiettivo a 3 chilometri tre volte a settimana. Adattarsi non significa fallire, ma ottimizzare il percorso verso il successo.
Le aziende celebrano i traguardi raggiunti per mantenere alta la motivazione dei dipendenti e costruire una cultura di successo. Ad esempio, possono organizzare eventi per festeggiare il superamento di un obiettivo di vendita.
Anche per i tuoi buoni propositi, è fondamentale riconoscere e celebrare i progressi. Se raggiungi un traguardo intermedio, concediti una piccola ricompensa: un nuovo libro, una cena speciale o un giorno di relax. Questi momenti di celebrazione alimentano la tua motivazione e rendono il percorso più gratificante.
Come un’azienda che pianifica e monitora il proprio sviluppo, anche tu puoi trasformare i tuoi buoni propositi in un piano strategico personale. Con una visione chiara, obiettivi specifici, risorse allocate e un sistema di monitoraggio efficace, puoi affrontare ogni sfida con determinazione e flessibilità. Ricorda: il successo non è solo nel raggiungimento dell’obiettivo finale, ma nel percorso di crescita e apprendimento che accompagna ogni passo.
I buoni propositi non sono solo una lista di desideri, ma un atto di fiducia nel nostro potenziale. Ogni obiettivo che scegliamo di formulare rappresenta un messaggio che inviamo a noi stessi: Posso migliorare, posso crescere, posso diventare la versione migliore di me. Anche quando non raggiungiamo tutto ciò che ci siamo prefissati, il semplice gesto di fissare uno scopo dà significato al tempo e nutre la speranza.
L’inizio di un nuovo anno è come una pagina bianca, pronta ad accogliere i nostri sogni, i nostri tentativi e le nostre conquiste. È un invito a guardare avanti, a riscoprire la forza che abbiamo dentro di noi per affrontare le sfide, un giorno alla volta. Proprio come un’azienda pianifica con cura il suo futuro, anche noi possiamo trasformare le nostre ambizioni in un percorso concreto, fatto di piccoli passi, scelte consapevoli e perseveranza.
Non è necessario essere perfetti; ciò che conta è l’impegno, la volontà di rialzarsi quando si cade, la capacità di continuare a provare. Ogni progresso, per quanto piccolo, è una vittoria. E ogni passo verso i tuoi obiettivi ti avvicina non solo al cambiamento che desideri, ma anche a una vita più autentica, in sintonia con ciò che sei e con ciò che vuoi diventare.
Il nuovo anno non aspetta che tu sia pronto: è già qui, con tutte le sue opportunità. Prendi in mano la tua storia e inizia a scrivere un capitolo che ti renda orgoglioso. Perché, in fondo, i buoni propositi non sono altro che un atto di amore verso te stesso.

Se desideri esplorare ulteriormente il tema dei buoni propositi, della crescita personale e della realizzazione dei propri obiettivi, ti suggerisco una selezione di libri che spaziano da testi psicologici e manuali pratici a opere di narrativa. Questi testi offrono non solo spunti teorici, ma anche storie di vita e riflessioni che possono ispirarti nel tuo percorso.
Queste letture, ciascuna a modo suo, offrono strumenti pratici, riflessioni profonde e ispirazioni per lavorare sui tuoi buoni propositi e rendere il tuo percorso di crescita più ricco e significativo. Che tu preferisca un approccio pratico o una narrazione ispiratrice, troverai in questi libri spunti preziosi per affrontare il nuovo anno con consapevolezza e determinazione.
Norcross, J. C., Mrykalo, M. S., & Blagys, M. D. (2002). Auld Lang Syne: Success predictors, change processes, and self‐reported outcomes of New Year’s resolvers and nonresolvers. Journal of Clinical Psychology, 58(4), 397-405.
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